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Parlare di Q è per me particolarmente difficile ed importante allo stesso tempo. Questo è infatti un libro che mi ha aperto un mondo su un genere letterario, quello del romanzo storico, che ancora non avevo scoperto e da cui diffidavo, incerta sulla mia capacità di apprezzarlo. Q, invece, è stato una sorpresa e mi ha catturato sin dall’inizio con le sue accelerazioni e frenate, con le digressioni storico-filosofiche-religiose e con le imprese del protagonista dai mille nomi.

Q, ambientato nell’Europa del Cinquecento, fa luce su un’epoca tutt’altro che rinascimentale, su un momento storico scuro e violento, dove la religione, lungi dall’essere strumento di elevazione spirituale, ha spinto l’uomo verso gli abissi del potere e della violenza  ed ha fatto della politica piuttosto che la gestione della res-publica, l’esaltazione della potenza privata e degli interessi dei potenti. Attraverso le digressioni filosofiche, la strenua battaglia alla ricerca della giustizia civile e del rispetto dei diritti religiosi e personali, Q dimostra ancora una volta come la fede religiosa sia da sempre il più potente mezzo di controllo, e come in suo nome e nella ricerca della perpetuazione dell’ignoranza del popolo siano stati compiuti i massacri più efferati. Questo libro è la ripresentazione della storica lotta tra potenti ed oppressi, proposta però sotto una nuova veste, quella delle guerre di religione, le quali discorrendo di fede in realtà fanno luce su una guerra antica e ancora irrisolta. La peculiarità di Q è quella di non sottoporre passivamente il lettore a questa lotta o di rappresentarla come una battaglia ormai persa, bensì di guidarlo attraverso le spiegazioni, i discorsi e le diatribe filosofiche e religiose del tempo, quasi volesse insegnare a capire i motivi e le cause di quelle lotte. Q appare quasi come un libro educativo che vuole che il lettore sia in grado di leggere tra le righe delle costrizioni che da anni lo segregano a rango di semplice “popolo” e che gli mostrino come le battaglie del passato siano state il mezzo per affermarsi e per rivendicare la propria indipendenza, o, in termini religiosi, il proprio libero arbitrio nei confronti del potere.

L’architettura narrativa del racconto è poi sorprendente e rapisce sin dall’inizio. Già dalle prime trenta pagine appare evidente lo spessore di un racconto che non si perde in stupide e facili descrizioni. Ogni parola sembra essere pesata e valutata in modo da fondersi perfettamente senza appesantire la trama e il suo ritmo incalzante incatena il lettore con il susseguirsi di battaglie, di ideologie, di forza intellettuale. Il Rinascimento, le guerre di religione e quelle contadine, la politica e la disperata ricerca della giustizia sociale si intrecciano in una trama costruita con attenzione e astuzia attraverso la velocità delle battaglie intraprese dal protagonista e i lenti e minuziosi resoconti del suo arcinemico.

Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l’innocenza del mondo. Vi ho promesso di non dimenticare. Vi ho portati in salvo nella memoria. Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi: Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida.

Il racconto subisce infatti accelerazioni e frenate, corre per le vallate e le montagne della Germania fino alle pianure del Belgio e alle calle veneziane per poi staccarsi, elevarsi a volo d’aquila e osservare tutto dall’alto attraverso resoconti pericolosi, che rincorrono e si avvicinano al protagonista, lo sfiorano e fanno tremare il lettore. La trama si arricchisce di digressioni religiose che però, lungi dall’essere fini a se stesse, spaziano e illustrano la forza politica e filosofica degli avvenimenti. Il lettore è scaraventato al centro di discussioni di stampo filosofico-religioso che sembrano trasportarlo nel tempo fin dentro i circoli anabattisti, luterani, calvinisti e persino nelle più scure e sotterranee stanze del papato. Il gioco oscuro del potere scaturisce con forza e lascia riflettere, senza cadere nelle banalità di teorie del complotto o di supposizioni di fanta-politica.

La differenza tra un Papa e un profeta è solo nel fatto che si contendono l’un l’altro il monopolio della verità, la parola di Dio. Io penso che quella parola ognuno debba poterla trovare dentro di sé

 Q  è il risultato di un raro esperimento letterario iniziato una decina di anni fa da un gruppo di scrittori italiani al tempo noto come Luther Blissett e che oggi è conosciuto con  il nome Wu Ming, Anonimo. Nessuno degli scrittori del collettivo ha infatti svelato la propria identità ma tutti, a volte singolarmente altre ancora in gruppo, continuano a portare avanti  questo progetto che è davvero sorprendente per la qualità e l’impegno nel produrre prodotti di ottimo livello a livello stilistico e contenutistico e che dimostra che il nostro Paese ha ancora tantissimo da offrire a discapito di chi cerca di affossarlo. Di Altai, lavoro successivo a Q e che ne rappresenta il continuo, il quotidiano Libero scrisse “Una cagata, proprio come Q”. Questa affermazione, ma soprattutto la fonte da cui proviene, dovrebbe essere già di per sé una garanzia di qualità…

NB: Per chi ne è interessato, Wu Ming ha anche un blog o meglio un forum vero e proprio che offre spunti di riflessione e input interessanti per tutto quello che concerne la vita politica e letteraria italiana. Vi sono sempre annunciate le ultime opere collettive o singole di questo gruppo di esperti delle lettere che sorprende per la sua creatività e professionalità. Lanciategli sempre un’occhiata…

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