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Ieri sera, dopo essermelo ripromessa più volte, sono finalmente riuscita a vedere al cinema, nella splendida cornice dell’Isola del Cinema, sull’Isola Tiberina (Roma), il film The Artist. Presentato da coloro che già l’avevano visto come un capolavoro, il film è certamente di livello ed io ne sono rimasta entusiasta. Un film muto che parla del tramonto del cinema muto e presenta con raffinatezza l’antica lotta tra progresso e conservatorismo è certamente l’ennesima dimostrazione di come le arti visive possano passare messaggi importanti e rappresentino una parte fondamentale del mondo dell’arte.

Terminata la proiezione, ho scambiato qualche opinione con gli amici che erano con me, e sebbene tutti l’abbiano apprezzato, il commento generale è che il film è certamente bello, ma “niente di speciale” in quanto a trama. Questa affermazione mi ha fatto sorridere perché in effetti è vero, non c’era niente di nuovo in quello che The Artist mostrava, niente colpi di scena, nessun effetto speciale, un film, per così dire, di altri tempi. Nonostante questa sua apparente “scontatezza”, The Artist  ha comunque saputo toccare corde importanti, e fatto riscoprire il gusto delle cose semplici.

Ritengo che lo stesso possa dirsi de La Lettera Scarlatta.  Questo romanzo è stato scritto nel 1850 e come tale presenta un’architettura narrativa e uno stile del racconto che certamente non sorprende il lettore del XXI secolo. Sin dall’inizio emerge con chiarezza quale sarà la piega che prenderà la narrazione, chi è “colpevole”, chi “innocente” e chi nasconde le colpe e i tormenti più segreti. Come La Madre, anche Hester, protagonista ed eroina del racconto, rientra in quella chiave di lettura presentata dalla Nafisi in Leggere Lolita a Teheran: una donna schiava dei limiti della società, reclusa, emarginata e vittima dell’imposizione delle ambizioni, delle regole e dei sogni di purezza di qualcun altro. Nel leggere la Nafisi, sono gli Ayatollah ad aver tolto libertà alle donne, in La Madre è la cultura capitalistica dei padroni, in La Lettera Scarlatta è invece la religione puritana ad imporre le regole della vita di Hester, a dimostrazione che il tanto demonizzato conservatorismo della religione islamica non si allontana poi molto da quello applicato da alcune sette cristiane.

Uno dei tratti caratteristici della natura umana […] è quello di diventare crudeli solo perché si è in grado di fare del male

La trama del racconto credo che sia ben nota, merito anche dell’omonimo film interpretato da Demi Moor. Hester, accusata di adulterio, viene obbligata a portare sul petto una A, rossa come il fuoco, un “marchio di vergogna” per ricordarle il peccato commesso e per farle scontare questa sua pena. L’intera narrazione si svolge attorno alla figura di questa donna, consapevole del suo errore, dal quale però è nata una figlia, un piccolo “folletto” che porta nei suoi lineamenti e nel suo comportamento tutta la libertà fisica ed intellettuale che è stata tolta alla madre.

La grandezza di quest’opera certamente non risiede nell’architettura narrativa, che come ho detto può sembrare banale, ma nello straordinario atto di denuncia contro la comunità puritana e il mondo ecclesiastico nel suo complesso. Nell’aver imposto una condanna durissima, in realtà i membri della comunità puritana si sono loro stessi marchiati di uno dei peccati più gravi, l’arroganza e la presunzione della propria superiorità.

A tutti questi mancava il dono che discende sugli apostoli eletti il giorno della Pentecoste sottoforma di una lingua di fuoco, che simbolizza non la capacità di parlare dialetti stranieri o sconosciuti, ma quella di rivolgersi all’anima con il linguaggio del cuore. Questi confratelli, pur così degni, non avevano ricevuto dal Cielo il dono più raro: la lingua di fuoco”

Come The Artist, anche La Lettera Scarlatta nella sua semplicità trasmette un messaggio potente e rivoluzionario, a dimostrazione che non bisogna mai perdere di vista le piccole cose.

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