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 Doveva avere la sensazione di aver perso il calore del mondo di un tempo e pagato un prezzo troppo alto per aver vissuto a lungo con un unico sogno

Sono diverse le chiavi di lettura tradizionalmente suggerite per approcciare il Grande Gatsby: lo sfarzo degli anni Venti negli USA, la vuotezza della loro cultura, l’ipocrisia della classe abbiente, l’enorme solitudine dell’individuo, lo sgretolamento del “sogno americano”, il desiderio di far (ri)vivere un sogno mai realizzato. Effettivamente l’opera di Francis Scott Fitzgerald è un prisma attraverso cui ognuno di questi approcci gioca un ruolo importante, tuttavia credo che su ognuno di loro ve ne sia un altro predominante e che conferisce all’intera narrazione un sapore a tratti amaro, altri dolcissimo, in ogni caso coinvolgente: il desiderio di far rivivere il passato e l’illusione di poter raggiungere quest’obiettivo manipolando il destino a proprio piacimento.

Il passato, inteso sia come epoca storica che come trascorso personale, è certamente un tema caro sia al cinema che alla letteratura. Uno degli ultimi esempi nel campo cinematografico è stato il recente Midnight in Paris, di Woody Allen, film criticato dai fan del regista come poco “alleniano”, ma che io ho trovato delizioso e comunque divertente. Il protagonista del film gira per Parigi, nel tentativo di ricercare l’atmosfera culturale degli Anni’20 perché considera questo decennio il più stimolante e brillante dell’ultimo secolo. In uno dei suoi “viaggi nel tempo” incontra una ragazza che invece aveva per la Belle Epoque lo stesso interesse che il protagonista provava per il secondo decennio del Ventesimo Secolo. Ognuno di loro disdegnava l’epoca in cui si trovava e voleva solamente vivere nel passato.

Per Gatsby non è il rifiuto del presente, ma il desiderio di realizzare un sogno d’amore mai consumato a tenere vivo dentro di lui il desiderio di far rivivere il passato e a ricercarlo con ogni mezzo. In un libro che parla di feste, di sfarzo, di macchine e di ricchezza, in realtà il vero messaggio non è solo la disperata ricerca di approvazione di un non-ricco nel mondo della nobiltà newyorkese ma anche e soprattutto il bisogno di vivere un amore considerato unico e irripetibile.

Daisy, per Gatsby, è il primo Amore, la persona che incarna l’unico sentimento che rende invulnerabili davanti alle difficoltà e per il quale si è pronti a tutto. La vita del Grande Gratsby è solo la ricerca di Daisy. In ogni scelta, in ogni momento della sua vita il protagonista pensa solo a questo, essere all’altezza del suo sogno e prepararsi a poterne godere, a respirarlo a pieni polmoni, per sempre.

“Non tutti possono tendendo le braccia manipolare la sorte e schiaffeggiarle la faccia” CCCP

Sullo sfondo di questa strenua ricerca, l’architettura narrativa è tuttavia semplice nel linguaggio ma è avvincente e coinvolgente allo stesso tempo perché sembra voler distrarre il lettore da tutto questo, mettendogli davanti tanti diversi scenari che lo fanno riflettere su questioni ben diverse. Effettivamente Gatsby è solo, nonostante sia circondato di persone. Queste ultime, specialmente le donne, appaiono come bamboline senza interessi, viziate ed ipocrite. Anche quelli che Gatsby considera amici, alla fine dimostrano di essere vuoti, di avere provato solo sentimenti interessati, di non avere un briciolo di morale. Allo stesso tempo però, Nick Carraway, voce narrante del libro contrasta con questa visione del mondo superficiale e bigotta, e ripresenta l’importanza dell’amicizia, della correttezza. Lui, che all’inizio era stato utilizzato da Gatsby per raggiungere Daisy, diventa il suo unico vero amico e rimane tale fino alla fine.

Sembra incredibile che in così poche pagine, Fitzgerald sia stato in grado di mettere insieme così tanti concetti, così tante sfumature e punti di vista diversi, e di averlo fatto con una tale naturalezza dal portare le persone a potere parlare  del Grande Gatsby per ore, trovando ogni volta un aspetto nuovo e stimolante. Forse è per questa ragione che in Leggere Lolita a Teheran, la Nafisi decide di mettere proprio quest’opera sotto processo. Non è facile dare una visione univoca di quest’opera e certamente un pull di avvocati, difensori e accusatori, è lo scenario ideale per sviscerare pro e contro di una lettura così complessa e così semplice allo stesso tempo.

Lo stesso Carraway non è stato subito in grado di dare una definizione univoca di Gatsby, quella però che condivido e che mi ha rapito è stata “lui aveva il dono straordinario della speranza, una sollecitudine romantica come mai ho trovato in altri e molto probabilmente mai più troverò”.

Così navighiamo di bolina, barche contro la corrente, riportati senza posa nel passato

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