Tag

, , , , ,

Sono diversi i motivi per cui un libro passa dall’essere una bella lettura ad un vero e proprio capolavoro. Per quanto mi riguarda, quando un racconto riesce a rovesciare i preconcetti, a fornire nuove chiavi interpretative, a portare il lettore a guardare le cose da un punto di vista diverso e innovativo o ad avvicinarlo a campi di interesse che non si sarebbe mai sognato di approcciare, allora non si parla più di una semplice buona lettura, ma di qualcosa di più.

Il Vangelo Secondo Gesù Cristo rientra sicuramente nella seconda categoria. Non sono di certo io la prima a scoprire la grandezza di José Saramago, scomparso due anni fa e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura, ma dopo aver già letto tre dei suoi libri (Cecità, Caino, Saggio Sulla Lucidità), ed aver appena completato Il Vangelo Secondo Gesù Cristo, posso affermare di essere una sua convinta estimatrice ed ammiratrice.

Questo è un libro unico, difficile da descrivere perché sono numerosissimi gli aspetti che meritano di essere menzionati ed è ancora più complesso per me trovare le parole giuste per descrivere la portata di questo racconto, o per lo meno, quello che mi ha scatenato dentro.

Partendo dal titolo, fino ad arrivare all’ultima parola, Il Vangelo Secondo Gesù Cristo è un libro che affonda le radici nella cultura del vecchio e dell’antico continente e che presenta una rilettura illuminante di quelli che ne sono le credenze, i concetti e i dogmi.

Saramago descrive quello che secondo lui è il racconto della vita di Gesù Cristo, scritto da Cristo stesso. Probabilmente è proprio nel comprendere e nell’accettare questo paradigma che risiede tutta la forza e l’eccezionalità di questo libro. Rovesciare il dogma di Cristo come di una figura divina, di un personaggio illuminato da una sapienza superiore che lo rende migliore e certamente superiore al genere umano è la lente con cui approcciare tutto il racconto.

L’autore mette Cristo alla stessa altezza di quelli che ufficialmente sono riconosciuti come sono i suoi discepoli e come loro si mette a scrivere un libro su di sé, su di quello che ha vissuto e soprattutto, sul modo in cui l’ha vissuto. All’immagine di un Cristo un po’ saccente e a volte arrogante, come quella che emerge dai vangeli ufficiali, di colui che dovrebbe essere un uomo fra gli uomini ma che invece si eleva al di sopra di essi per mezzo della sua “divinità”, l’autore sostituisce un essere umano in carne ed ossa, spaventato, confuso, arrabbiato, indignato, ma soprattutto impotente di fronte a quello che non può controllare. Alla stessa stregua di un “comune mortale”, Gesù di Nazareth appare perso non solo di fronte alla scelta tra bene e male, ma soprattutto davanti alla separazione tra i due e al limite che dovrebbe dividere queste due forze e che troppo spesso è indistinto e nebuloso.

Gesù il Nazareno si trova ad essere un giocattolo nelle mani di un grande e potente burattinaio, incapace di sottrarsi alla sua volontà e costretto a servirlo, come si serve un padrone, non di certo come si obbedisce a un padre.

In questo senso Saramago presenta una critica spietata a quello che è considerato il dio dei cristiani. Presentato dalle letture ufficiali, quantomeno nel nuovo testamento, come buono, comprensivo, in grado di perdonare, il dio che appare in Il Vangelo Secondo Gesù Cristo è ben diverso. A differenza di un vero genitore, che chiede sacrifici ai propri figli, il più delle volte per garantire il loro bene, quello che dio chiede a Gesù non è un martirio volto a salvarlo o a redimere il genere umano, bensì un’immolazione che porterà vantaggio solo a se stesso e alla sua sete di potere. Sebbene consapevole del bagno di sangue che sarebbe seguito alla diffusione del credo cristiano su altre genti, dio vuole che Gesù venga crocifisso, che rinunci alla sua felicità in terra, per accedere al futuro che lui, dio, desidera per se stesso. Alle parole che Gesù, secondo i Vangeli ufficiali, ha pronunciato sulla croce “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”, Saramago quindi sostituisce “Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto”.

Gesù ha invano tentato di sottrarsi alla volontà divina, di cui non condivide le azioni e gli scopi, ma non riuscendoci attua veramente quella trasformazione che è al centro del dogma cristiano del “Gesù fatto uomo” preferendo denunciarsi alle autorità romane non come il figlio di dio, bensì come il Re dei Giudei. E’ in questa differenza che risiede tutta la potenza del libro di Saramago, ed è qui che tanti dei precetti religiosi ufficiali sono allo stesso tempo confutati e confermati.

[…] e tutto avverrà per colpa mia, Non per colpa, ma per causa tua, Padre, allontana a me questo calice, Che tu lo beva è la condizione per il mio potere e la tua gloria, Non desidero questa gloria, Ma io voglio questo potere

Il messaggio che emerge dal libro è che Gesù di Nazareth era un uomo fatto di carne, sangue, sentimenti e debolezze. Un essere imperfetto ma che tramite la sua esperienza ha imparato ad amare la vita terrena, a non volersene separare neanche nella promessa della gloria eterna, ad accettarne le brutture ma ad adorarla per quello che è e per le meraviglie che offre quotidianamente. L’Amore in questo gioca un ruolo fondamentale ma non è presentato come un sentimento di rinuncia, di privazione, di auto-punizione, bensì come una brocca da cui bere fino a dissetarsi e di cui godere con la mente e con il corpo.

Gesù, in quanto uomo, trova e si sceglie una compagna per la vita che lo accompagnerà, lo sosterrà e lo amerà perdutamente, e per la quale proverà gli stessi sentimenti. Maria Maddalena con Saramago perde quell’immagine di prostituta riabilitata dalla gentilezza di Gesù che invece è propria dei vangeli canonici. Il rapporto tra lei e il Nazareno è un processo di scambio che prevede un dare e un avere e che è volto non solo a restituire dignità a se stessa ma di cui beneficia anche Gesù che perso, e reo di aver abbandonato la sua famiglia, ha bisogno di ricostruirsi la propria identità, il proprio nido.

Oggi hai bisogno di me come non ne hai mai avuto prima, perché ti sei barricato dietro un porta […], e Gesù implorò Maria, Anche se non puoi entrare, non allontanarti da me, tendimi sempre la mano anche quando non ti è possibile vedermi, se tu non lo facessi, mi dimenticherei della vita, o sarebbe la vita a dimenticarsi di me

Non è solo la figura della Maddalena ad essere riabilitata in Saramago, ma anche quella di Giuda l’Iscariota. Il traditore, il meschino, il vigliacco che per millenni è stato illustrato come colui che ha spinto Gesù nelle braccia dei suoi carnefici, diventa invece il suo amico, discepolo, seguace più vicino. Giuda risponde da uomo alla richiesta di Gesù uomo, ovvero di lottare insieme per tentare di rovesciare il volere di un dio egoista.

Io non so niente di Dio, se non che devono essere davvero spaventosi sia le sue profezie che i suoi disprezzi. […] Dovresti essere donna per sapere che cosa significa vivere con il disprezzo di Dio

In questa carrellata di personaggi, non sarebbe corretto non menzionare un altro personaggio fondamentale che insieme alla Maddalena ha portato Gesù ad essere terreno ed umano, ovvero Pastore. E’ impossibile parlare oltre del suo ruolo senza svelare parte della trama del libro ma non nominarlo non gli avrebbe reso giustizia.

Con la punta del bastone, Pastore tracciò un segno per terra, profondo come il solco di un aratro, insormontabile come un fossato di fuoco, poi disse, Non hai imparato niente, vattene

Sebbene Il Vangelo Secondo Gesù Cristo non abbia l’ironia e la scaltrezza di molti dei passaggi di Caino, l’acutezza della critica e la finezza dei ragionamenti, delle digressioni religiose e filosofiche pone quest’opera su un gradino più alto. Senza lasciarsi andare a facili ire, Saramago presenta un racconto secco, quasi distaccato che tentenna prima di entrare nel vivo e come già accaduto in occasione di Cecità, si rivela in tutta la sua grandezza solo da un certo punto della narrazione in poi. L’inizio del libro è infatti un po’ lento, la passione e l’acutezza che ne caratterizza i tre quarti della storia non è quasi presente nella prima parte e potrebbe risultare noioso e un po’ ostico ad un primo approccio, specialmente  per qualche lettore.

Ciononostante mi sento di consigliare questo libro a chiunque, nonostante io sia ben consapevole che non è un libro per tutti.

Una cosa è certa, Il Vangelo Secondo Gesù Cristo è un libro che finalmente rende giustizia alla tanto inflazionata libertà di parola ed opinione che troppe volte è stata falsamente invocata dalla cultura occidentale. Riflettere e dubitare dei dogmi religiosi, metterli sotto esame, rivelarne l’infondatezza e alcune intrinseche contraddizioni è la grande libertà che la società europea ha guadagnato dopo anni di lotte ed oppressioni (Q è un ottimo racconto di quanto accaduto). Non sono di certo episodi come la pubblicazione delle vignette su Maometto, gli insulti di qualche politico ignorante o la pubblicazione di video contro i Musulmani, in cui questi ultimi e il loro credo vengono derisi e umiliati, a rappresentare l’espressione della nostra libertà di parola, bensì lavori come quello di Saramago, in cui domande e dubbi vengono presentati con il solo scopo di aprire la mente e di far riflettere.

Osserva come, in ciò che ha raccontato, vi siano due maniere per poter perdere la vita, una con il martirio, l’altra con la rinuncia, non basta che [gli uomini] debbano morire quando arriva l’ora, c’è bisogno che in un modo o nell’altro le corrano pure incontro, crocifissi, sbudellati, decollati, scuoiati […] oppure dentro e fuori le celle, i capitoli e i chiostri, castigandosi per essere nati con il corpo che Dio ha dato loro e senza il quale non saprebbero dove porre l’anima. Tormenti simili non li ha inventati questo Diavolo che ti sta parlando

Advertisements