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Suad Amiry si è improvvisamente intrufolata nella lista 407766_539096399437454_297927867_ndi libri da leggere, per caso, portando una ventata di letteratura contemporanea tra i titoli che avevo in programma. E’ stata la prospettiva di un prossimo viaggio in Palestina a farmi decidere di inaugurare il mio nuovo anno letterario con Sharon e mia suocera, un libro che mi è stato regalato e che ho apprezzato per la velocità del racconto e per la sua apparente leggerezza.

La Amiry non perde tempo ad inventarsi personaggi o una storia fittizia per descrivere la condizione della popolazione palestinese, ma raccoglie in Sharon e mia suocera il proprio diario di vita a Ramallah e lo mette nelle mani del lettore. Quest’ultimo è automaticamente, e senza nessuna introduzione storica, scaraventato nella Palestina del 1981, 1987, 1995 e del 2002, un excursus temporale volto a dimostrare come la questione palestinese sembri esistere da sempre, e da mai, ma soprattutto quanto questa si sia solamente imputridita di fronte all’ipocrisia e ai trabocchetti della politica internazionale.

Per com’è raccontata, la drammaticità della vita quotidiana palestinese emerge tuttavia solo in combinazione con una forte dose di ironia e di sarcasmo che rendono la lettura tutt’altro che pesante o noiosa. Al contrario il lettore si trova al fianco della NEW-OBEY-NOW-IN-STOCKprotagonista, la stessa Amiry, mentre prende in giro i soldati israeliani dei check point, mentre li provoca con lo sguardo e mentre immagina i titoli delle prime pagine dei giornali quando l’intera sicurezza di Israele è dichiarata in pericolo per via di un “uomo che non sa ordinare a sua moglie di smettere di fissare un soldato”.

Sharon e mia suocera manca certamente dell’elevatezza narrativa di Nazar Afisi, come anche dell’introspezione e delle metafore narrative proprie di Leggere Lolita a Teheran, tuttavia può essere una lettura interessante per chi vuole cercare di capire cosa sta accadendo sulla sponda sud del mediterraneo, e vuole farlo lasciandosi alle spalle le nozioni e le date, aprendo solo le porte alla vita reale.

Sharon e mia suocera, così come Se questa è vita, che compone la seconda parte del libro, è un racconto “di pancia”, narrato così com’è, senza veli o finzioni e soprattutto senza alcun attenzione al “politically correct”. E meno male.

Dalla lettura della qBambina palloncinouarta di copertina ci si potrebbe aspettare tuttavia un racconto diverso, più ironico e “familiare”, dato che anche nel titolo alla suocera della Amiry è riservato un ruolo di rilievo. In realtà alla complicità tra nuora e suocera è riservato ben poco spazio, e le loro vicende e “punzecchiature” fanno piuttosto da sfondo a tutto il resto.

Sulla questione palestinese è stato scritto e detto molto, e Sharon e mia suocera è certamente un ulteriore mezzo di denuncia. Al momento mi viene in mente anche uno splendido film sull’argomento, Lemon Tree o un ancora più simbolico cortometraggio del 2009, Closed Zone che certamente aiutano a dare un’idea di quello che sta accadendo in Palestina, ma ce ne sono molti altri.

Con il nuovo anno ho deciso di chiudere questi miei post con la citazioni che più mi sono piaciuta dei libri che ho letto…

 Non sono mai riuscita a capire come facciano gli Israeliani a bere quel terribile caffè. Mi è stato detto che, non avendo il tempo di bollire insieme l’acqua e il caffè, l’esercito si limita a versare dell’acqua tiepida sul caffè macinato e a bere fango. Va da sé che non hanno tempo, perché passano ventiquattr’ore su ventiquattro a vessarci. Se smettessero di tormentarci, finirebbero probabilmente per avere una vita migliore e una buona tazza di caffè al posto del fango. Prendete gli Italiani, i Turchi e i Francesi: adesso che si sono accorti che si può vivere benissimo senza occupare le terre degli altri, hanno tutti un ottimo caffè.

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