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Leggere Charlotte Brontë è stato come conoscere un’amica, appassionarsi alla sua storia, vivere le sue emozioni ma soprattutto condividere le sue ribellioni.

254744_10151251783795498_589736831_nNel giorno della festa della donna è doveroso omaggiare una scrittrice che ha lottato per presentare una figura femminile intelligente, forte, capace di tenere testa agli uomini, alle passioni, ma amandoli allo stesso tempo entrambi, sia i suoi uomini e più che mai le sue passioni. La Brontë ha creato già nell’800 una protagonista forte, intelligente, acuta e mai servile, occupata a ricercare non solo la propria felicità ma anche il rispetto totale ed assoluto di quei principi che l’hanno resa quella che è.

Lontana dalle donnine composte del suo tempo, Jane Eyre simboleggia un urlo di ribellione contro l’immagine della donna asessuata dell’Ottocento, ma anche contro quella di “becera femminuccia” propria del nostro secolo e risponde a perfettamente a quello che Maria Levi Montalcini una volta disse “Le don64931_10200472184312468_504446557_nne che hanno cambiato il mondo non hanno dovuto mai mostrare nulla se non la loro intelligenza”.  La protagonista non fa segreto del suo disprezzo per il tipo di donna frivola, superficiale, stupida ed ottusa tipica della sua società e se ne prende gioco, mette nero su bianco la sua ridicolezza, il suo essere costruito e poco spontaneo e non la invidia, mai, né per la sua bellezza, né per la ricchezza.

Sin dalle prime pagine del romanzo, Jane si lascia conoscere per quello che è, una bambina con la passione che le scorre nelle vene, contraria a qualsiasi forma di discriminazione e prepotenza, pronta a denunciare quello che non è giusto e che la ferisce. Non ci sono mezzi termini nel suo comportamento o nelle sue parole, non c’è modo di temperare la sua ricerca di verità. Ciò che non accetta lo rigetta violentemente, senza temerne le conseguenze, e quando queste giungono, le accoglie e le sfida, traendo il meglio per se stessa e godendo della propria coerenza.

La mia natura non è cattiva come credete: sono passionale, non vendicativa – Molti […] mi chiameranno incontentabile. Non potevo farci nulla: l’inquietudine era nella mia natura e qualche volta mi agitava fino alla sofferenza

487240_326268887467447_605817649_nNon conosco vie di mezzo; mai, in tutta la mia vita, ho saputo trovare una via di mezzo tra la sottomissione assoluta e la decisa ribellione nell’affrontare caratteri decisi, duri, opposti al mio. Seguo sempre la via della sottomissione fino al momento preciso in cui esplodo, a volte con vulcanica veemenza, nella ribellione…

Il romanzo è come volare su un ottovolante, essere portati in alto fino a toccare con la protagonista i momenti più felici, per poi scivolare in basso, soffrire con lei per le scelte prese e spesso criticarla per la sua irremovibilità.  Leggerlo è stato come passare del tempo con un’amica, gioire per le sue vittorie, desiderare vederla felice, a volte persino criticarla per non aver ceduto neanche una volta alla vita, nascondendo allo stesso un sottile velo di invidia per la sua capacità di rimanere fedele al suo “io”, per non compromettersi neanche di fronte alla certezza di aver trovato l’amore.

Un altro sforzo mi liberò, e rimasi fieramente davanti a lui

Alla fine Jane Eyre è questo, un romanzo d’amore, della ricerca dell’Amore per sé stessi e come logica conseguenza anche dell’amore per l’altro, per la propria anima gemella. E’ la dimostrazione che non si può amare pienamente se non si è fedeli al proprio io, a quello che si è volutamente scelto di fare della propria vita, finché non siè liberi di essere quello che si vuole.

Una voce dentro di me protestò che io potevo farlo; e annunciò che l’avrei fatto. Lottai con la mia decisione: avrei voluto essere debole…420890_444603052248282_1485364355_n

E’ questo il potentissimo messaggio che Charlotte Brontë lancia alle donne in pieno Ottocento: siate libere, libere di ribellarvi, libere di parlare, libere di opporvi, libere di esprimere la vostra opinione, di scegliere la vostra strada, libere di essere considerate delle pari e di lottare per questo.  Anche di fronte alle scelte facili, anche quando tutto sembra volervi portare su una strada comoda al costo di un solo piccolo compromesso, non cedete, non costruite mai la vostra vita cedendo su quelli che sono i vostri principi e la vostra personalità.

La storia di Jane Eyre è quella della sua continua lotta contro le costrizioni che la circondano, che la vorrebbero sottomessa, rispettosa dei galatei e delle insensate limitazioni impostele solo perché donna, costringendola a rinunciare a quello che lei, per sua natura, sente sia giusto.

Attraverso le sue vicende, Jane Eyre dimostra che se si vuole essere veramente felici, e vivere “happily ever after” non bisogna cedere ai ricatti morali in nessuna situazione, né a quelli provenienti dalla società, né a quelli imposti dall’amore, dalla promessa di una carriera o persino dalla religione. Nel suo grido con il quale rivendica giustizia per la figura femminile, Charlotte Brontë chiede a tutte le donne di vivere, anche di tormentarsi, ma di guardare a questa vita come qualcosa di meraviglioso, di presente, come un boccale di vino da cui bere a piene sorsate.

Nonostante la stretta educazione religiosa e le sue imposizioni, Jane Eyre rifugge il principio che la vita terrena deve essere fatta di sofferenza che “questo mondo non è fatto per divertirsi”. Nel rispetto dei propri principi religiosi, la protagonista volta le spalle a queste costrizioni, e sceglie la sua strada, non più facile e non meno tormentata, ma giusta perché scelta da lei e da nessun altro.

21481_537616689585370_914810631_nIn questo 8 marzo ricordare le parole che Charlotte Brontë fece pronunciare a Jane Eyre è un invito a risvegliarsi da un troppo lungo letargo, e tornare ad essere pronte a rivendicare il proprio io, in ogni singolo tipo di società, religione e parte del mondo..

In genere si crede che le donne siano molto quiete: le donne invece provano gli stessi sentimenti degli uomini; hanno bisogno di esercitare le proprie facoltà, di poter mettere alla prova le proprie capacità come i loro fratelli; soffrono di troppo rigide restrizioni, di un’immobilità troppo assoluta esattamente come ne soffrirebbero gli uomini; è indice di una mentalità ristretta nei loro provilegiati compagni dire che dovrebbero limitarsi a cucinare e a fare la calza, a suonare il pianoforte e a ricamare borsette. E’ insensato condannarle o schernirle se cercano di fare o imparare più di quanto l’abitudine abbia decretato necessario per il loro sesso

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