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“The war is over, for this unknown soldier” cantavano i Doors nel 1968. La loro, un’amara denuncia della guerra del Vietnam, dell’intervento statunitense, un appello che conteneva la necessità di combattere, fosse anche verbalmente, l’arroganza della potenza militare statunitense.

Era la fine degli Anni Sessanta, e in questa occasione, per la prima volta, una nuova generazione si svegliava dal torpore del dopoguerra, dal benessere frutto della vittoria militare della Seconda Guerra Mondiale e si ribellava a tutto questo.

Ma perché protestare quando l’America, nel caso gli USA, avevano offerto a milioni di immigrati, a gente ‘comune’, la possibilità di realizzare il sogno della prosperità, della ricchezza, della soddisfazione lavorativa? Perché attaccare una terra dove anche un semplice immigrato ebreo aveva avuto la possibilità di costruirsi una florida attività? Perché, se proprio questa nazione ha permesso a migliaia di persone senza futuro di salire i gradini della scala sociale, di realizzare il sogno di una famiglia, di un casale in pietra in campagna, di figli istruiti e benestanti? Cosa ha spinto la nuova generazione a unirsi nel grido di ribellione contro i propri genitori, contro il proprio passato, contro quella che fino a quel momento era stata l’unica cultura accettata?

“The west is the best
Get here, and we’ll do the rest..
Father, yes son, I want to kill you
Mother…I want to…WAAAAAA
Kill, kill, kill, kill, kill, kill
This is the end
Beautiful friend
This is the end”

In Pastorale Americana, Phil Roth non sembra voler dare una risposta a questo interrogativo. Come osserva attentamente il The New Yorker, questo è “un romanzo di quattrocento pagine che finisce con un punto interrogativo”. Quello che l’autore vuole fare, invece, è dimostrare come le certezze su cui la vecchia generazione crede di aver costruito uno stabile futuro, vadano in frantumi per un ideale apparentemente semplice e inoffensivo: la richiesta di giustizia.
La guerra del Vietnam deflagra nel cuore degli USA, diventando il punto di chiusura, o di svolta, di un’intera generazione e di una popolazione.

Piangono a dirotto, il fido padre che è fonte di ogni ordine, che non potrebbe mai lasciarsi sfuggire o sanzionare il minino segno del caos – e per il quale tenere a basa il caos era stata la via scelta dall’intuizione per raggiungere la certezza, il rigoroso dato della vita quotidiana . e la figlia che è il caos stesso

Doris Lessing, in Il Sogno più Dolce, utilizza la guerra in Indocina come un elemento aggregativo, come il mezzo tramite cui i membri della famiglia trovano identità politica e sociale. Phil Roth inverte i focus di attenzione, e osserva come questo evento abbia invece svolto un ruolo completamente opposto per la famiglia Levov. L’autore dimostra come la guerra annienti gli Stati Uniti, si frapponga fra due generazioni ed interrompa il processo di costruzione di un futuro sicuro.

Tre generazioni innamorate dell’America. tre generazioni che volevano integrarsi con la gente che avevano trovato. E ora, con la quarta, tutto era finito in nietne. La completa vandalizzazione del loro mondo.

In Pastorale Americana, l’Unknow Soldier dei Doors ha un nome e un cognome, Merry Levov. E’ lei a rompere l’incantesimo di un padre che rappresenta l’animo e l’essenza vera del sogno americano: figlio di immigrati ebrei che hanno salito la scala sociale, bello, intelligente, ligio al dovere ma soprattutto rispettoso delle regole. Mai violento e bimba stelladevoto amante della moglie, ex vincitrice di un concorso di bellezza, e della sua famiglia, il vero protagonista del libro, Seymour Levov, detto lo Svedese, viene frantumato dall’irrequietezza, dalla ribellione di una figlia che ripudia quella che considera l’ipocrisia dei suoi genitori e la loro cieca sottomissione ad una vita di agi e di benessere. La sua incapacità di accettare la sua vita come parte del meccanismo di ingiustizia che uccide e massacra dall’altra parte del mondo le fa scegliere una sola strada: portare la guerra in casa.

Merry Levov guarda a quello che le è stato offerto, e ci sputa sopra, lo rifiuta con una violenza inusuale, lo vuole distruggere alla radice. La sua famiglia, i suoi genitori sono parte del sistema, lei non vuole esserlo. E questo suo padre non lo capisce, non si capacita come sua figlia, che degli agi e del benessere è la primogenita, non apprezzi il suo stato e voglia annientarlo, preferendo vivere come una derelitta, ai margini della società, con il suo solo ideale come sostentamento. Lo Svedese non capisce come possa essere successo, e si tormenta interrogandosi su dove sia stato il suo sbaglio.

Per lei essere americani significava aborrire l’America, mentre amare l’America era una cosa di cui lo Svedese non avrebbe potutto fare a meno.

Ma non è solo lo Svedese e le sue certezze a venire frantumate dall’agire della figlia. Piano, piano il racconto scardina quelle che sono le fondamenta del sistema statunitense, la sua facciata di sicurezza, di bellezza, di pace e di ‘legalità’. Ogni pezzo viene giù come in un gigantesco domino fino al momento in cui della bolla di cristallo non rimangono che briciole, che mostrano la cruda realtà di una società tutt’altro che leale, corretta, fedele e onesta.

Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c’è senso. E quando capita una cosa simile, la felicità non è più spontanea. E’ artificiale, e anche allora, comprata al prezzo di un ostinato estraniamento da se stessi e dalla propria storia.

In Pastorale Americana sono numerosissimi i temi che vengono affrontati più o meno apertamente: il sogno americano, la guerra del Vietnam , lo scontro generazionale. Ma dietro vi è un’altra lunga serie di argomenti che rendonoTanoD'Amicogrande il racconto poliedrico e interessante. Tra questi vi è certamente quello del terrorismo, della violenza, della rivoluzione e dell’appropriatezza, o insensatezza, dei mezzi utilizzati per raggiungere il proprio ideale.

In un tempo in cui si inneggia, ciecamente e senza considerare le conseguenze, alla rivoluzione per distruggere un sistema marcio e illegale; si assiste all’incapacità di questo stesso sistema a rispondere a crisi internazionali gravissime come quella siriana; o ancora emerge con chiarezza come questi interventi sia dettati da tutto meno che dalla necessità di giustizia, Pastorale Americana è un libro fondamentale, che offre spunti e riflessioni su un’era passata, ma che in realtà è più attuale di quanto si immagini.

Sopportate le lunghissime descrizioni dell’autore e cercate anche voi di risolvere l’enigma di Merry Levov.

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