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Nel giorno del primo anniversario di questo blog ho pensato a lungo a quale libro raccontare, e l’intenzione era certamente quella di andare a ripescare un titolo che avesse segnato profondamente la mia “vita letteraria”. Gli autori che mi sono venuti immediatamente in mente sono stati i classici, Herman 44447_524258660954044_1790897405_nHesse, J.D. Salinger, Milan Kundera, Mikhail Bulgakov, ma ho anche pensato che in questo momento c’è bisogno di qualcosa di più forte, di più diretto, di qualcosa che possa fornire delle risposte, o semplicemente risvegliare la memoria storica. La mente si è quindi subito diretta ad autori come Ray Bradbury, Phil Dick, George Orwell o Aldous Huxley. Credo infatti che sia comune sfogliare il giornale e sentirsi catapultati in contesti che troppe volte sono stati definiti “Orwelliani”. Personalmente, non mi è difficile notare maiali che occupano posti di potere, popolazioni spinte alla guerra oggi verso l’Eurasia, domani verso l’Estasia e già preparate per assaltare l’Oceania senza nessuna motivazione veramente plausibile. Immediato è il riferimento al Grande Fratello a fronte del recente scandalo delle intercettazioni come, allo stesso tempo, è difficile non ritrovare nell’educazione di oggi, un insegnamento fatto di slogan ipnotici volti a plasmare “uomini” alfa, o beta, o vedere le persone “drogate” di sostanze legalmente permesse solo per mantenere il controllo sociale.

Tuttavia, nHarry-Clarke--Poe--Tales-of-Mystery-and-Imagination--5_900on sto qui a raccontare La Fattoria degli Animali, 1984 o Mondo Nuovo (con l’imprescindibile appendice di Ritorno a Mondo Nuovo), bensì uno dei titoli meno noti di Aldous Huxley, L’isola. A differenza dagli altri racconti, questo libro si stacca dalla corrente distopica di cui questi autori sono tra i massimi esponenti, per localizzarsi invece in quella che è definita la sfera “utopica”. L’Isola è infatti un libro che ipotizza la presenza di una società perfetta.

A differenza del Signore delle Mosche, gli abitanti dell’isola dove si svolge il racconto, si sono organizzati scoprendo il modo non solo di sopravvivere, ma di sfruttare al meglio la propria natura e le proprie risorse. Arrivando sull’isola il protagonista scopre piano piano che la popolazione locale è stata in grado di ribaltare tutti i principi e concetti di costrizione e sfruttamento per lasciare spazio alla realizzazione della natura di ciascun individuo, costruita sulle proprie capacità e non sull’aspirazione di assomigliare a un modello estraneo e inconciliabile.

Se soltanto sapessi chi sono in realtà, smetterei di comportarmi come quello che credo di essere; e se smettessi di comportarmi come quello che credo di essere, saprei chi sono.

Attraverso l’analisi degli Appunti sul Bene e sul Male, il manifesto che regola la vita sull’isola, il racconto analizza ognuno dei pilastri su cui si basa il funzionamento della società occidentale, dalla r35441_496645070395814_654325442_neligione all’economia, dalla famiglia alla politica, scardinando quelli che ne rappresentano i principi intoccabili e apparentemente necessari e dimostrando invece che esistono altre regole che, esaltando la natura individuale, permettono un’esistenza  più vera, giusta ed armoniosa. La popolazione dell’isola non solo vive in perfetta sintonia gli uni con gli altri, ma anche con la natura e il territorio fisico dell’isola, in cui si è inserita, rispettandone le risorse e le ricchezze.

Un terzo – più o meno – di tutto il dolore che la persona che io credo di essere deve subire è inevitabile. E’ il dolore implicito nella condizione umana, il prezzo da pagare per essere organismi senzienti e coscienti, anelanti liberazione ma soggetti alle leggi della natura […]. I rimanenti due terzi di tutto il dolore sono voluti da noi, e per quanto concerne l’universo, non necessari

L’intera narrazione alterna fasi di racconto narrativo e di saggistica sociologica, rappresentando in un qualche modo la fusione in un unico testo di Mondo Nuovo e Ritorno a Mondo Nuovo. In quest’ultimo lavoro Huxley, infatti, prima racconta la storia, e poi si sofferma a descrivere il perché delle sue scelte narrative. In L’Isola invece sociologia e narrativa si mescolano, facendo di questo testo un’opera senza dubbio interessante e coinvolgente, che offre un’importantissima opportunità di riflettere su quella che è la natura umana, e sulla possibilità, che sembra ormai perduta, di costruire una società giusta non solo a livello collettivo, ma anche a livello individuale.

Siamo entrambi vittime della stessa pestilenza del Ventesimo secolo. No, questa volta non si tratta della Morte Nera; ma della Vita Grigia

In un momento di grandi cambiamenti come quello di cui si è protagonisti, in cui le regole che per decenni hanno guidato il mondo hanno dimostrato la propria 485719_540765469303363_904394207_ninefficienza, a livello economico, politico e sociale, e in cui ognuno di noi sta lottando per ritrovare la propria dimensione, questo libro è un invito a riappropriarsi di se stessi, a riflettere su quello che ognuno di noi è e vuole, e a prendere le proprie scelte su questa base, anche quando queste possono sembrare contrarie ad ogni logica imposta e condivisa.

Ma come può non avere paura chiunque abbia un briciolo di buon senso?

Non possiamo liberarci con la ragione della nostra fondamentale irrazionalità. Possiamo soltanto imparare l’arte di essere irrazionali in modo ragionevole

Huxley, tuttavia, pianta il seme della distopia anche nel paradiso utopico dell’Isola di Pala, quasi a voler ammonire che è impossibile prescindere dalla malvagità e dalla stupidità. Nella società perfetta descritta nel racconto compaiono due individui, il cui comportamento appare pericolosamente familiare, lottano per imporre il proprio giudizio, perché considerato l’unico e assoluto. La loro presenza tuttavia manitiene alta la tensione della narrazione e porta a temere che l’Isola non solo sia un’utopia, ma rischi addirittura di trasformarsi in un ricordo. In questo senso Huxley sembra essere sulla stessa linea di William Golding , secondo cui “L’uomo produce il male come le api producono il miele”.

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