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Riprendendo le parole di Violeta Parra, Mercedes Sosa cantava “Gracias a la vida que me ha dado tanto, me ha dado la risa y me ha dado el llanto, así yo distingo dicha de quebranto, los dos materiales que forman mi canto y el canto de ustedes que es el mismo canto y el canto de todos que es mi propio canto”.  249331_433410136733988_2009353254_nArrivato quasi alla fine della sua vita, José Saramago sembra voler riportare in letteratura questo inno alla vita attraverso un’opera che si colloca nella fase più matura della sua vita, “Le intermittenze della morte”. Scritto nel 2005, a cinque anni dalla sua scomparsa, questo libro presenta le caratteristiche proprie degli altri romanzi di Saramago sia in termini di stile che di trama, riservando però una  sorpresa al lettore, il quale, al di là dell’ironia e acutezza delle riflessioni, troverà nel racconto anche un’importante, sebbene prevalentemente nascosta, vena romantica.

Come in altri dei suoi titoli (Cecità, Saggio sulla Lucidità) anche in “Le intermittenze della morte” Saramago prende il lettore e lo scaraventa in uno dei suoi paradigmi impossibili. Questa volta è la morte che, offesa per essere stata considerata da sempre il peggiore dei mali sulla terra, alla mezzanotte di un anno non precisato, in un paese non definito, decide di smettere i lavorare. Da quel giorno per alcuni mesi, nessuno muore più.

Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento

Superato il primo momento di euforia generale, ci si rende presto conto però che lo “sciopero” della morte ha delle ripercussioni pesantissime, non solo su coloro che erano sul punto di morire1040_492111087495620_139375831_n e ora non possono più, perché non morire non significa guarire, ma anche sulle famiglie che li accudiscono, per non parlare di tutta la struttura sociale.

Con il pretesto di mostrare le conseguenze di questa sospensione dei decessi, Saramago analizza le reazioni di tutti gli attori pubblici più importanti: il Governo, le agenzie di pompe funebri, gli ospedali, le case di riposo, le compagnie di assicurazione e ovviamente la Chiesa. Come già in Caino e nel Vangelo Secondo Gesù Cristo, per quest’ultima Saramago riserva la più acuta, lucida e spietata delle analisi, mettendo in luce, con dura ironia, le sue più profonde contraddizioni e finzioni.

Che farà la chiesa se non morirà più nessuno? La chiesa, signor primo ministro, si è talmente abituata alle risposte eterne che non riesco ad immaginarla darne delle altre. Anche se la realtà le contraddice. E’ fin dall’inizio che non abbiamo fatto altro che contraddire la realtà, ed eccoci qui […]. Alla chiesa non si è mai chiesto di spiegare comunque, l’altra nostra specialità è stata di neutralizzare, con la fede, lo spirito curioso

Allo stesso tempo Saramago vuole però anche mettere in risalto l’atteggiamento delle persone nei confronti della morte, e la poca pietà che queste dimostrano quando ancora si sentono lontani dal loro momento.

C’era una volta, nell’antico paese delle favole, una madre, un padre, un nonno che era il padre del padre, e un ragazzino di otto anni. Si dava il caso che il nonno fosse già avanti con l’età, perciò gli tremavano le mani e gli cadeva il cibo dalla bocca quando erano a tavola, il che suscitava grande irritazione al figlio e alla nuora […]. Il povero vecchio, per quanto lo volesse sporcava sempre la tovaglia e faceva cadere il cibo per terra […] (cosicché) il padre decise di farla finita […] si presentò a casa con una scodella di legno e disse al padre, Da oggi in poi mangerete qui, vi siederete sulla soglia della porta che è più facile da pulire […] E così fu. Non sembrava che al nipote importasse molto del pessimo trattamento riservato al nonno […] finché un pomeriggio rientrando dal lavoro il padre vide il figlio che scolpiva un pezzo di legno […] e gli domandò, Che stai facendo. […] il figlio rispose, Sto facendo una scodella per quando sarete vecchio babbo, e vi tremeranno le mani e vi dovrò mandare a mangiare sulla soglia della porta, come avete fatto con il nonno

Sebbene nella maggior parte del racconto l’obiettivo ultimo dell’autore sembri essere unicamente quello di affrontare sarcasticamente le ripercussioni politiche e sociali della scomparsa della morte, per sottolineare, forse, come anche quella che è considerata come una condanna, dovrebbe invece essere vista come l’ultima inevitabile tappa del viaggio; Saramago sceglie ancora una volta la conclusione della narrazione per svelarne la vera finalità. Questa si fa avanti con dolcezza e delicatezza “come un verso, il cui senso ultimo, se è possibile che ciò esista in un verso, sfugge continuamente al traduttore”.

398154_522679121110195_1288208778_nDecisa a ritornare al suo dovere, la morte decide infatti di stabilire un nuovo modus operandi: le persone che devono morire ricevono una sua lettera otto giorni prima della data del loro decesso. Questa nuova metodologia, non immune a durissime critiche, si rivela presto inefficace nei confronti di una persona, un violoncellista. Spedita quattro volte, la lettera a lui destinata torna indietro per un motivo che la morte non riesce a spiegarsi e che la spinge ad andare a spiare l’inconsapevole vittima. Nel guardare i movimenti e le piccole gioie quotidiane del musicista, e del suo cane, la morte scopre lentamente quelle che sono le meraviglie della vita, una rivelazione che la porterà a prendere scelte che mai avrebbe pensato di adottare in tutta la sua lunghissima vita.

Conseguentemente, in un lampo il racconto passa dall’essere un’analisi politica e sociale, ad una vera e propria storia d’amore, ad un inno alla vita e alla dimostrazione di come solo questo sentimento, così totalizzante e coinvolgente, è l’unico in grado di completare la nostra esperienza sulla terra e di renderla unica e potentissima, tanto da convincere, e in un certo senso anche sconfiggere, la morte stessa.

il volo setoso e malevolo dell’acherontia atropos passò rapidamente per la memoria della morte, ma lei lo allontanò con un gesto della mano che tanto somigliava a quello con cui faceva sparire le lettere dal tavolo […] quanto a un cenno di ringraziamento rivolto al violoncellista che ora girava il capo verso di lei, che perforava con lo sguardo l’ardente oscurità della sala

Insolito protagonista rispetto ai racconti di 420890_444603052248282_1485364355_nSaramago, l’amore si fa avanti nella storia, accarezzando e seducendo il lettore, e lo sorprende con la sua forza e trasporto, inserendosi in una dinamica che fino a quel momento l’aveva visto escluso. Proprio come nella vita reale, questo sentimento giunge nonostante il violoncellista faccia di tutto per non farsi travolgere, eviti le situazioni in cui potrebbe essere coinvolto, cerchi di tenersi a distanza e trovi scuse banali per non avvicinarsi e non farsi avicinare, rivelando la sua importanza e la sua dolcezza.

ci sono difetti che ancora ancora possono avere qualcosa di rispettabile, o quanto meno di degna attenzione, ma la fatuità è ridicola, l’infatuazione è ridicola, ed io sono stato ridicolo

Le intermittenze della morte si rivela così un racconto di una rara delicatezza, certamente non il migliore di Saramago, ma un piacevole complemento ad opere ben più di rilievo come Il Vangelo Secondo Gesù Cristo e Cecità.

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