Tag

, , , , , , ,

Secondo un’antica leggenda, i Cinesi, per estorcere informazioni, ricorrevano alla tortura della goccia cinese. Dopo aver immobilizzato la vittima su un tavolo, gli versavano una goccia d’acqua ad intervalli regolari sulla fronte sempre nello stesso punto, fino a che questa non diventava matta o moriva.

a0c8d1c6658008fa502e3767124b51e0_400x1000In soli quattro anni, tra i 1950 e il 1954, questo tipo di tortura, sebbene in maniera simbolica, fu adottata su larga scala contro un numero elevatissimo di cittadini statunitensi. Il potere politico trasformò ogni persona in un potenziale Torquemada e gli diede gli strumenti per portare avanti la propria personale inquisizione, facendo della delazione e del tradimento non solo dei segnali inequivocabili di patriottismo, ma anche e soprattutto gesti di elevatezza morale. Salvare la patria da chi voleva venderla ai nemici dello Stato era diventata la missione comune. E allora chi sperava che le proprie idee, la propria ideologia, il proprio porsi dalla parte dei più deboli avrebbe migliorato il mondo, diveniva oggetto di regolari minacce, continue privazioni della libertà personale e dei diritti sociali, fino a che non cedeva, o semplicemente, rimaneva sconfitto.

“Nosotros quereamos cambiar el mundo, y desde luego no lo conseguimos. Ahora, lo que intento es que el mundo no me cambie a mi”. Nel suo film, Noviembre, Hachero Mañas fa combattere ad Alfredo una lotta che vuole portare ad un cambiamento nel modo di guardare al teatro, e all’arte in generale. Non più elemento a cui si assiste chiusi nelle sale nel tempo libero, il teatro sarebbe dovuto divenire un’esperienza totalizzante e quotidiana, che ispira a vivere la vita attraverso la fratellanza, la solidarietà, la condivisione. Alfredo perde la sua battaglia, come l’ha persa Ira Ringold, che ha lottato affinché la politica uscisse dalle televisioni e dalle aule parlamentari, per avvicinarsi e difendere coloro che vivono ogni giorni mettendo a rischio la propria vita per alimentare la macchina del progresso. Chi rimane a guardare quello che resta dei tentativi di chi questo mondo l’ha voluto cambiare con la propria ideologia, senza sparare neanche un colpo, non resta che dire “ahora, lo que intento, es que el mundo no me cambie a mi”.

prova0016Dopo Pastorale Americana Philiph Roth torna ancora una volta sul tema della lotta politica. Se però in questo libro il grande interrogativo che Roth si pone è “fino a che punto è giustificabile la violenza politica”, con Ho sposato un comunista lo scrittore inverte i ruoli di vittima e carnefice e presenta una domanda più sottile “chi è veramente il nemico dello Stato?”. Riprendendo lo schema di Pastorale Americana, Roth fa ripercorrere a Murray Ringold, professore di letteratura inglese, e a Nathan, il suo allievo, la vita di Ira Ringold, fratello minore di Murray. In una serie di incontri, alla fine della loro vita, Murray e Nathan raccontano di quest’uomo che per entrambi, in misura diversa, ha rappresentato un eroe, per l’uno la vittima e il carnefice della propria lotta con se stesso, per l’altro il Davide contro Golia dell’ideologia comunista negli USA.

Vero protagonista di tutto il racconto, Ira è un personaggio che il lettore conosce solo in terza persona, senza mai interloquire con lui, senza mai la possibilità di scoprire davvero personalmente chi sia il grande Ira (Iron Gold). Mentore politico di Nathan, Ira è quello che Francesco Guccini porrebbe nella categoria degli “eroi son tutti giovani e belli”: un uomo che per tutta la vita ha portato avanti la sua battaglia politica per l’affermazione dei diritti dei lavoratori, per la creazione di sindacati, per la difesa di quegli operai che alla fine di una giornata di lavoro in fabbrica “varcavano i cancelli per andare a casa. La massa delle masse americane! […]il volto, la forza del futuro! […] una folla che non era una vera folla, che non rappresentava una vera minaccia […] un’ondata di uomini con gli scarponi dalle suole spesse […] [il cui rumore era] il rumore di una folla in un’arena prima di un combattimento. E il combattimento? Il combattimento per l’eguaglianza americana”.

Ripercorrere la vita e le avventure di questo straordinario protagonista del dopoguerra statunitense, significa riportare alla luce uno degli episodi più bui della vita della democrazia d’oltreoceano, il maccartismo, e di smascherarne l’arroganza, la sua presunta superiorità ed infallibilità.

Ira Ringold non è tuttavia l’eroe senza macchia, non è l’esempio morale più elevato. Ira Ringold è un uomo, con le proprie debolezze, con un’insita aggressività, un uomo che vorrebbe fare dell’ideologia e della lotta politica l’unica linfa vitale della sua esistenza, ma che si trova a fare i conti con i propri limiti, con il bisogno di una famiglia, con la necessità di un nido. Ira è l’anti-eroe di se stesso poiché per queste sue debolezze, cade nella rete tesagli dal sistema statunitense: il benessere, la famiglia, il successo, l’ansia di mostrare la propria vittoria sociale, l’amore, o la presunzione di esso. Ripercorrere la storia di Ira fa sorgere una serie di domande: cosa comporta seguire le proprie ideologie? C’è un compromesso tra la vita reale e le proprie ambizioni? E’ possibile seguire queste ultime senza tradire la causa della battaglia per rendere questo mondo migliore? Fino a dove è possibile sbagliare?

Ho sposato un comunista è un libro denso, che non lascia spazio a inutili lucubrazioni e che al contrario offre continuamente spunti di approfondimento e riflessione. Questi ultimi esulano dalle vicende stesse del protagonista portando il lettore a pensare alla propria relazione con i suoi sogni e le sue aspettative nei confronti di sé stesso e del proprio Paese.

women-cyberactivism-arab-spring-525x350In Canzone per Silvia, Francesco Guccini cantava “L’ America è una statua che ti accoglie e simboleggia, bianca e pura, la libertà, e dall’ alto fiera abbraccia tutta quanta la nazione, per Silvia questa statua simboleggia solamente la prigione perchè di questa piccola italiana ora l’ America ha paura. Paura del diverso e del contrario, di chi lotta per cambiare, paura delle idee di gente libera, che soffre, sbaglia e spera. […]  non è possibile rinchiudere le idee in una galera…”

Come per Silvia Baraldini, anche nel caso di Ira Ringold ci si chiede se “ci sono idee per cui valga restare là in prigione?”, e di fronte a questo è giusto ricordare “che sempre l’ignoranza fa paura ed il silenzio è uguale a morte”.

 

 

 

Annunci