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Schermata 2014-12-08 alle 19.09.57Chiudete la porta della vostra stanza, spegnete la luce e accendete una candela. Prendete un vecchio lettore di vinili e mettete uno dietro l’altro i dischi dei Doors, di Janis Joplin, dei Jefferson Airplane, di Bob Dylan, dei Black Sabbath, dei Pink Floyd o dei King Crimson e lasciate che le note vi saltellino sulla pelle, lasciatevi emozionare. Quella stessa emozione, quel misto di passione e coinvolgimento, quella stessa forza che solo i sogni e le idee riescono a generare sarà la stessa che vi avvolgerà durante I Mandarini di Simone De Beauvoir.

Il libro di questa eccezionale scrittrice francese vi farà volare alla stessa maniera di Volunteers, War Pigs, The End, White Rabbit risvegliando ricordi, riflessioni e domande su quello che sono stati gli ultimi sessant’anni, su quello che la nostra storia recente ha rappresentato ma soprattutto su quelle idee che per anni hanno permeato la nostra morale sociale e politica, diventandone parte integrante e fonte ispiratrice.

Ma tu hai certe cose a cui tieni, credi in certi valori. Allora, dovresti mostrarci cosa c’è su questa terra che si possa amare. E potresti anche renderla più abitabile scrivendo bei libri. Mi pare sia questo il compito della letteratura

Le vicende di Henri, Anne, Dubrehuil, Diego e Nadine sembrano siano state raccontate per ispirarci e farci riflettere sul ruolo di quelle idee che hanno ispirato il sogno di costruire un mondo nuovo, un mondo più giusto, più morale, più solidale e quindi migliore. Il racconto, che parte dal risveglio di questo gruppo di intellettuali antifascisti la mattina dopo la liberazione di Parigi nel 1944, descrive la vita di questi piccoli grandi eroi che si sono battbattellouti, con tutta la loro umanità e imperfezione, per trovare il miglior compromesso possibile tra politica e ideale, per riscoprire il proprio ruolo all’interno di un mondo che credevano uguale a quello abbandonato nel 1939, e che invece si rivela profondamente cambiato. I protagonisti del racconto, che vogliono essere la riproposizione letteraria del gruppo di intellettuali parigini di Sarte, Kessel o della stessa De Beauvoir, lottano con se stessi e con la società francese, europea, mondiale, per costruire una nuova società, in cui il sogno di un futuro migliore si possa realizzare senza dimenticare i traumi della guerra.

Si dimentica, è tutto. Dimenticare i morti, non era ancora abbastanza. Ora dimenticavamo i massacri, dimenticavamo i massacratori. Va bene, non ne avevo nessun diritto: ma se le lacrime mi salivano agli occhi, questo non riguardava che me.

I Mandarini perseguono strenuamente questo sogno cercando intimamente, attraverso la letteratura, la politica, l’amore, di dare un significato a quello che è stato, di digerire i milioni di morti, di formulare la preghiera che possa mettere a riposo le anime perse.

La Ville Lumiere s’era spenta. Non erano le stesa e strade, non era la stessa gente. La notte di Natale s’era promesso di dire in parole la dolcezza della pace: ma questa pace era senza dolcezza

Simone De Beauvoire non ha solamente narrato le vicende di questo gruppo di intellettuali all’indomani della liberazione di Parigi dal gioco nazista. L’autrice ha scritto un’ode alla relazione tra vita, arte e politica e all’indissolubile legame tra ideologia e impegno morale per realizzare la creazione di una nuova società in cui fosse possibile “alimentare una rivoluzione all’altezza dei propri intenti umanitari”.

Ci rompono le scatole con la politica. Ma perché una politica piuttosto che un’altra? Abbiamo bisogno prima di tutto di una morale, d’un’arte di vivere. […] Immischiati di politica, o non te ne immischiare. Ma non fare il pappagallo.

I Mandarini è un romanzo complesso in cui le chiavi di lettura sono molteplici, tuttavia nonostante la sua ricchezza, il libro della De Beauvoir non può essere frammentato. Al contrario è un racconto che deve essere ingoiato tutto insieme, ogni parola deve essere lasciata libera di ballare. Solo in questo modo si può cogliere e godere della straordinaria passione che emana dalle sue vicende.

Supponiamo che una di quelle donne avesse amato suo marito d’amore: cosa se ne farebbe delle fanfare e dei discorsi? La vedeva [quella donna] in piedi davanti allo specchio, s’aggiustava i veli, le fanfare suonavano e lei gridava ‘Non posso, non voglio!’. Le mettevano le rose rosse nelle braccia, la supplicavano in nome del villaggio, in nome della Francia, in nome dei morti. ‘Ho deciso di non scrivere più’ – si disse Henri. Ma non si mosse, aveva assolutamente bisogno di decidere cosa sarebbe stato di quella donna.

Voici-Paris-modernites-photographiques-1920-1950-638x425Con una penna veloce, tagliente, attenta, Simone De Beauvoir presenta Parigi nel 1944 e racconta cosa quel nuovo inizio ha rappresentato per un gruppo di intellettuali che per anni ha portato avanti la resistenza contro l’occupazione tedesca. Simone de Beauvoir è una donna che scrive di politica e di amore come un uomo, con la stessa lucidità e compostezza, ma che allo stesso tempo è in grado di analizzare le vicende umane con l’imparagonabile sensibilità di una donna.

[…] a lui pareva normale pescarsi in un bar una graziosa puttana e passare un’ora con lei; io non avrei mai accettato per amanti uomini di cui non avessi potuti fare degli amici, e la mia amicizia era esigente. […]

Leggetelo, punto. Donne, per voi è un imperativo.

 – Scommetterei che non ci sono stati molti uomini nella vostra vita

– E’ vero

– Perché?

– Non ci sono state occasioni

– Se non ci sono state occasioni, è che non le avete cercate

– Perché, una donna libera dovrebbe andare a letto con tutta la terra?

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