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Schermata 2015-01-11 alle 20.44.18Uno dei passi più simbolici di 1984 di George Orwell è la descrizione di come il Grande Fratello modificasse non solo il linguaggio, ma anche le immagini storiche e le fotografie per plasmare la realtà a proprio favore. Per costruire prove inconfutabili a sostegno delle infinite guerre contro nemici ogni volta diversi, e sempre uguali, il Ministero della Verità cancellava le facce di coloro che erano stati “vaporizzati” (fatti sparire) perché ostili, pericolosi o semplicemente perplessi nei confronti dello Stato. Facendo scomparire le loro immagini e i loro nomi da qualsiasi documento ufficiale, e ufficioso, il Partito Interno cancellava la loro esistenza dalla memoria collettiva, riuscendo a far credere che queste persone non fossero mai esistite. In questo modo si evitava che l’eco del loro pensiero potesse essere utilizzato per alimentare dubbi sulla legittimità del sistema. Allo stesso tempo l’obiettivo era di diffondere un chiaro messaggio di deterrenza verso chiunque osasse porsi domande a cui non avrebbe mai dovuto trovare le risposte.

Sono stati numerosi i parallelismi compiuti nel corso degli anni tra il visionario, ma non per questo irrealistico, romanzo di Orwell e i totalitarismi che si sono radicati all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Al contrario è stata proprio questa fortissima somiglianza tra quanto narrato nelle pagine del romanzo distopico per eccellenza e la storia, a fare di 1984 un esempio di come la realtà superi, troppo volte tristemente, anche le immaginazioni più fervide. In questo senso Il Club degli Incorregibili Ottimisti potrebbe essere letto come una risposta al continuo tentativo di cancellare la storia, diventando in questo modo un racconto sulla “trasmissione della memoria”, una chiave di lettura suggerita da Il Recensore.

L’intero racconto si svolge attorno ad un bistrot parigino dove si incontrano, e scontrano, personaggi diversi ma tutti accomunati da una violenta storia di perseguimenti politici. Questo gruppo di persone sono tutte provenienti dai diversi Paesi dell’Unione Sovietica e portano con loro esperienze troppo simili a quelle raccontate in 1984: amici e parenti che da un giorno all’altro sono stati fatti sparire; accuse di tradimento fondate su posizioni politiche scomode, incarcerazioni e uccisioni senza processo. Ognuno di questi personaggi si è lasciato alle spalle il proprio passato, 081717759-2fc181f4-672a-4b40-b6ce-4481b208891fe con esso gli affetti e i segreti su una vita di cui non parlano spesso, ma che è impossibile dimenticare. Tra tutti uno in particolare, Sasha, emerge come il vero “eroe” del racconto e diventa anche il migliore amico, e confidente, di Michel, il protagonista del racconto. E’ lui il punto di contatto tra 1984, il totalitarismo staliniano e Il Club degli Incorreggibili Ottimisti. In lui è racchiuso tutto il significato del racconto ed egli stesso ne diventa il simbolo. Sasha e la sua maestria nell’arte fotografica rappresenta infatti allo stesso tempo la colpa, l’espiazione e la difficoltà di perdonare quanti hanno ciecamente obbedito agli ordini del Partito Interno sovietico. La sua figura si svela lentamente, rappresentando il vero elemento di sorpresa, di interesse e di spessore del racconto.

Contro di lui, e non insieme a lui, si muove il resto del gruppo di esuli di cui l’autore ci racconta le storie con l’apparente obiettivo di farci ricordare, o meglio, di non farci dimenticare quanto accaduto e quanto tutt’ora accade in diverse parti del mondo. Ogni pagina rivela un’esistenza diversa, fatta di separazioni, solitudine e sofferenza, ma che nel ritrovarsi insieme alle altre cerca di mantenere vivo il senso di comunità e il ricordo della storia.

Il Club degli Incorreggibili Ottimisti si riassume interamente in questi incontri e scontri tra il gruppo di esuli e Sasha. Sullo sfondo di questa continua tensione si muove il resto dei personaggi, Michel e il rapporto con la sua famiglia, con i suoi amici, i suoi amori alla politica degli anni ’50 francese, fatta di guerra di Algeria e di attentati.

081719232-a295f5f8-aa7d-4a8b-a8d2-6740eb0cb0ffScritto con un linguaggio veloce, il racconto scorre senza fatica ma senza allo stesso tempo concedere grandi spazi a riflessioni personali o filosofiche. E’ un romanzo contemporaneo, un libro di azione più che di riflessione in cui il lettore viene introdotto nella vita dei personaggi, ma non nelle loro teste. E’ un romanzo leggero in questo senso, adatto a qualsiasi tipo di pubblico ma che manca di quei momenti di interiorizzazione che, a fronte di un aspirazione così alta come quella che si è data in questa breve descrizione, sarebbero invece necessari. L’interesse nei confronti di questo libro era scaturito sull’onda della lettura de I Mandarini, di Simone De Beauvoir. Se un paragone tra i due è totalmente fuori luogo per via dell’intensità e maturità del primo e della leggerezza e superficialità del secondo, Il Club degli Incorreggibili Ottimisti rimane una lettura piacevole, ma non fatevi ingannare da un titolo accattivante e da un sottotitolo che sembra promettere di più di quanto non sia effettivamente presente nel racconto.

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