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11034915_930140580337282_2753794256616259998_n“Proprio non capisco coloro che finiscono a ogni costo tutti i libri che iniziano: perché sprecare tempo a leggere un libro che non piace, quando potremmo impiegare lo stesso tempo a leggerne uno migliore?” – Diritto 3 dei dieci diritti imprescrittibili di ogni lettore, secondo Pennac. Diritto controverso. Appellarvisi con troppa leggerezza avrebbe privato di godere di delizie come la gioia alla fine di Cecità, il sarcasmo de La donna del Tenente francese o potrebbe aver impedito di arrivare al fondo de I Miserabili. Non tutti i libri incatenano, alcuni si rivelano con lentezza, altri aspettano la fine per svelare il proprio messaggio, altri ancora semplicemente hanno tanto, troppo da dire e potrebbero andare avanti all’infinito. Ma il ricorso al diritto 3 per La Brava Terrorista è deciso, ed inappellabile.

Con questo racconto, in cui la Lessing narra la storia della militanza politica di una giovane ragazza inglese, la scrittrice ambisce a dare una spiegazione alle ragioni alla base della scelta della politica militante, intesa come totale dedizione alla lotta politica e sociale, anche armata. Un tentativo certamente non nuovo. Il rapporto tra politica, militanza, ideale e violenza è stato ampliamente trattato nella letteratura così come nella filosofia e saggistica. Un esempio sublime ne è Novantatré di Hugo. Tuttavia la Lessing fallisce il colpo, miseramente.

13221510_1011629022261290_321861090997242754_nLa storia di Alice Mellings è di come organizzare e ripulire una casa occupata in modo da farla diventare un centro di lotta e discussione politica. Questo almeno fino a pagina 220 su 340. Fino a quel punto, una dopo l’altra, si susseguono informazioni su cosa fare per riallacciare gas e luce, ripulire i gabinetti, trovare qualche elemento di arredo, organizzare i pranzi e le cene. Una serie di attività che ruotano intorno al problema ben più centrale di trovare denaro. Perché i componenti della casa, prima tra tutti Alice, non lavorano. O quantomeno non legalmente. Vivono con brevi sussidi di disoccupazione o attraverso piccoli escamotage come quello di rubare nelle case dei propri genitori. Sono persone dagli orientamenti sessuali non convenzionali, immigrati, o disadattati. La stessa Alice è accompagnata da un ragazzo di cui si prende cura come una madre e con cui ha un rapporto malsano, ossessivo e non gratificante. L’immagine che viene data al lettore è di un gruppo composto da reietti, parassiti e ladri. Ogni possibile stereotipo che la retorica comune e perbenista, per non dire borghese, ha utilizzato negli anni per stigmatizzare chiunque decidesse di allontanarsi dal percorso tracciato e comunemente accettato è ripresentato in La Brava Terrorista. Manca qualsiasi seria analisi, di stampo filosofico o politico, che possa dare un’interpretazione fondata delle ragioni che spingono persone di qualsiasi razza, età, sesso, orientamento sessuale o provenienza sociale ad intraprendere percorsi di militanza politica ed impegno sociale fuori dai percorsi istituzionali e consentiti.

img_2935Questa è la ragione fondante per cui l’appello all’articolo 3 dei diritti del lettore diventa obbligatorio ed inappellabile.

Se un racconto che mira a “dare una risposta ad interrogativi ancora brucianti, ad aprire uno spazio alla riflessione, alla comprensione e, forse, alla catarsi” finisce unicamente per rafforzare stereotipi ben radicati e per ampliare il divario fra coloro che dovrebbero quotidianamente lottare fianco a fianco per la propria libertà e la difesa dei propri diritti, allora non ci sono attenuanti che possano giustificare la perdita di tempo di arrivare alla fine della storia.

Ne La Brava Terrorista non viene saltato un solo luogo comune: Alice è figlia di una famiglia borghese (persino la quarta di copertina la definisce come una “giovane di origine borghese”) che rifiuta solo apparentemente agi e comodità, perché in realtà anche a lei piace dormire in un letto comodo e lavarsi la mattina. Perché chiunque intraprenda un percorso di militanza e decida di schierarsi da una parte diversa
rispetto a quella istituzionale deve voler vivere come un animale. Alice chiaramente non lavora e trova i suoi soldi rubando nelle case dei suoi genitori, perché a questi giovani borghesi piace il denaro ma non piace guadagnarselo. A questo c’è da aggiungere che Alice è irrispettosa, tratta male i suoi genitori che invece le hanno dato tanto. Il gruppo di persone con cui Alice vive oltretutto è composto da individui poco raccomandabili. Il tipico tipo di persone che frequenta case occupate. Non manca la coppia lesbica e conseguentemente isterica, l’immigrato nero che suona i bonghi, la coppia eterosessuale ma totalmente in rotta. Per non parlare di quello in cui si traduce l’attività politica del gruppo – attaccare volantini per la città e lasciare qualche scritta con le bombolette sui muri. Ogni discussione di stampo vagamente politico si traduce in un circo di isterie in cui nessuno ha una direzione e in cui le follie individuali prevalgono su quello che dovrebbe essere l’impegno che li tiene tutti insieme. La Lessing non risparmia niente di tutto ciò.

14202756_1269153293104318_5293242049020306628_nAncora una volta viene rafforzata l’idea secondo cui la lotta contro il sistema borghese sia una battaglia utopica intrapresa da una massa di ipocriti ladruncoli, figli della classe
borghese e che di quell’agiatezza hanno goduto come giovani rampolli capricciosi. Non c’è nulla alla base della loro ribellione se non la svogliatezza di guadagnarsi il denaro con il sudore della fronte. Ancora una volta lo scontro appare di classe, non di mentalità. La Lessing finisce per non vedere che la lotta militante non è la lotta contro una classe, bensì la lotta contro una mentalità di cui quella classe si fa portatrice. Quella stessa mentalità che vuole la donna prigioniera delle aspettative di una società guidata e regolata da necessità puramente maschili; che la sola immagine dell’uomo libero che propone è quella dell’uomo eterosessuale, ricco, forte, deciso e di successo; quella che presenta i poveri come parassiti ignoranti e li vuole asserviti alla luminosa intelligenza delle classi più abbienti; quella che vede nei lavoratori unicamente un mezzo di arricchimento personale; quella che vede nella proprietà dei beni quantificabili l’unico mezzo di realizzazione personale; quella che alimenta il senso di superiorità morale di chi ha conti in banca a sei zeri; quella che mette davanti l’individuo alla società; quella che impone un’educazione votata alla sofferenza e alla punizione per controllare meglio gli individui e che li tiene in trappola con la promessa di una vita migliore in un altro mondo.

A fronte di tutto ciò non è stato possibile arrivare alla fine del libro, quindi si ignorano le conclusioni a cui presumibilmente la Lessing è giunta, o voglia far giungere il lettore. Si crede, tuttavia, che un libro che aspira ad analizzare un concetto così complesso e delicato come quello della relazione tra violenza e impegno politico e che preferisce escamotage banali ad una analisi seria, non faccia che esasperare la lotta tra poveri e acuire l’incomprensione. E non ne abbiamo bisogno.

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